Se la campagna fosse virtuale starebbe su … Facebook

Sono ancora poche le aziende che hanno iniziato la loro esperienza, portando il proprio a dialogare con la popolazione “internettiana” in modo biunivoco.

I modelli di marketing vanno resi più efficaci affiancandoli a mezzi di comunicazione immediati ed attuali come i social network.

Insomma non si può più prescindere da un fenomeno come Facebook, che permette di entrare in contatto con un pubblico davvero enorme, dai teenager agli over 70.

E’ così che un’altra azienda in Italia, ha deciso di investire sul web 2.0 per essere più “relazionale” con i clienti.

Stiamo parlando dei giovani imprenditori della Coldiretti che hanno affidato il proprio brand a Facebook, facendo del social network più famoso anche uno spazio per far conoscere la vita nei campi come alternativa di lavoro. Il profilo è rivolto sia ai ragazzi che vogliono avviare un’attività sia ai consumatori.

Si tratta della più grande organizzazione agricola che al momento, ha coniugato l’attenzione per la tecnologia e le nuove forme di comunicazione per tentare di dare una grande prospettiva di crescita al settore agricolo ed all’Italia, potremop ancora dire.. “braccia rubate all’agricoltura”?

Obama on e off line

Se Internet non fosse esistito, probabilmente Barack Obama non sarebbe il 44° Presidente degli Stati Uniti.

L’America ha dimostrato di essere giovane e di fare un uso maturo delle nuove tecnologie, dei social network, dei new media.

L’insediamento è stato un blockbuster media con circa 39,7 milioni di persone in diretta streaming.

Ma, probabilmente, quella che Obama ha inviato ai suoi supporter l’8 gennaio scorso, chiedendo un ultimo finanziamento di 5 dollari, sarà la sua ultima e-mail.

Il ruolo presidenziale gli impone, come nel caso del predecessore G.W. Bush, una serie di restrizioni per la sicurezza nazionale, sicurezza che prevede anche di non inviare o ricevere e-mail personali.

Obama ha promesso di lottare per mantenere vivo il colloquio personale con i suoi elettori, che si aspettano di parlare al presidente in via personale.
L’uomo di stato chiuso nella stanza ovale e il presenzialista di internet dovranno ora convivere per non deludere le aspettative… anche del web.

Social Network equo e solidale

Spesso i Social Network sono ritenuti frivoli ed inconsistenti da chi li osserva dall’esterno, ma la realtà, può rivelarsi diversa.

Come il social network <<Cesviamo>>, lanciato dalla organizzazione umanitaria Cesvi, in cui ogni navigatore si trasforma in un vero e proprio fund raiser in grado di portare aiuto, sostegno e sviluppo dove c’è n’è più bisogno.

I principi di fondo sono quelli del fundraising 2.0: partecipazione e coinvolgimento degli utenti (engagement); viralità, perché la partecipazione trascina altra partecipazione. Il tutto viene facilitato dall’uso di widget, banner e strumenti di tell a friend; trasparenza con il donatore/scommettitore, attraverso la finalizzazione a campagne specifiche…

Ma questo commercio equo e solidale “prenderà piede”?

Alcune piccole community on-line sono un prezioso strumento di crescita personale e sociale, grazie alla condivisione di principi e di finalità costruttive fra gli utenti.
Sicuramente questo è un progetto che si propone di sfidare e innovare la cultura della solidarietà in Italia, ma in futuro, perché no, potrebbe essere anche un’idea per unire la promozione d’azienda con l’etica.

Cresce la pubblicità in rete?

La pubblicità su internet è in crescita. In italia nel 2008 ha superato gli investimenti radiofonici, lo dice l’UPA (Utenti Pubblicitari Associati).

Il dato sembra rassicurante, ma c’è anche un altro modo di leggerlo.
Gli investimenti aumentano, ma non abbastanza, o almeno non rispetto alle proiezioni fatte da Myspace.
La divisione di News Corporation che comprende MySpace ha annunciato che mancherà l’obiettivo del fatturato di 1 miliardo di dollari.

Come si realizzano queste differenze?
Basandosi sul traffico registrato i siti dei social network sembrano interessanti bacini di raccolta per gli inserzionisti.

Al momento la cosa più utile e monetizzabile che forniscono i social network sono un enorme quantità di dati, comportamenti, usi e preferenze dei milioni di utenti.

Tutte informazioni per la maggior parte protette dalla privacy, accessibili solo attraverso escamotage di aggregatori e spider.

Intanto My Space annuncia che si rifarà il look… lo scopo?
Assicurare più spazio e più visibilità agli annunci pubblicitari.

Ma il problema resta sempre lo stesso: trovare il messaggio pubblicitario capace di far breccia nella rete.

Forse le generazioni attuali sono ancora viziate dai “vecchi” mezzi di comunicazione e non riescono a comprendere fino in fondo le peculiarità di internet e del suo linguaggio.
La rete talvolta viene letta come un ripiego pratico e veloce degli altri mezzi più costosi. C’è chi cerca e vede dentro la rete la televisione, chi la radio e chi il giornale, ma internet non è solo questo.

In attesa di riuscire ad afferrare l’essenza di internet c’è chi come strat, internautiegia di conoscenza sta osservando i comportamenti degli utenti e impara molto.
Forse così non si inventeranno strategie nuove di comunicazione, ma almeno si potrà proporre un approccio di relazione accettato e condiviso con le nuove famiglie di target raccolte sotto il grande nome di “internauti”.

Le famiglie delle community si inventano il lavoro

Le comunità virtuali stanno lentamente delineando i loro profili caratterizzanti distinguendosi in diverse famiglie.
Ad esempio Myspace è frequentato dai musicisti, Facebook da studenti e neo laureati, Linkedin raggruppa professionisti di economia e comunicazione.
Ci sono poi le famiglie trasversali i bloggisti, i twitteriani, o i filmakers su Youtube ed i fotografi su Flickr.

Ma queste comunità sono davvero solo occasioni per costruire e consolidare relazioni?
Più di una attività imprenditoriale sta imparando a sfruttare le sinergie della rete per coinvolgere, proporre lavori e elaborare contenuti.
Ecco il business di CurrentTv, nata in america da un’idea di Al Gore, dove il singolo, il cittadino, può proporre inchieste e contenuti video da diffondere su internet e via etere (in Italia sul canale 130 di SKY) .

Ci sono anche siti che cercano di creare una community di appassionati affinché si possano strutturare prodotti commercialmente validi ad esempio stimolando la proposizione di filmati con concorsi a tema. Un esempio è Loftcity comunità di artisti di video, musica e fotografie. Lo scopo di tale sito è riuscire ad avere al suo interno un laboratorio di prodotti sempre nuovo ed attuale creando sinergie tra artisti di diverse nazioni. Loftcity di fatto fornisce una piattaforma di lavoro condivisibile, l’innovazione è nel proporsi come intermediario commerciale e distributore dei contenuti prodotti al suo interno.

Insomma come in tutte le storie c’è chi vuole solo perdere tempo e chi pensa che il tempo è denaro!

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