Telemarketing e uso delle banche dati

Le aziende di call center potranno utilizzare, fino al 31 dicembre 2009 per la propria attività promozionale, le banche-dati attingendo agli elenchi telefonici pubblicati prima dell’1 agosto 2005.

Il rischio prospettato per i consumatori dal decreto “milleproroghe”, approvato al Senato ora in attesa di approvazione alla Camera, è notevole.

L’entrata in vigore di questa legge rende legale l’uso, oggi ritenuto illecito, dei dati trattati senza il consenso informato da parte del cittadino, basta che siano stati raccolti prima del 1° agosto 2005, revocando così le recenti decisioni prese dal garante della privacy.

Paradossalmente così, anche coloro che, esasperati dalle assillanti campagne pubblicitarie, avevano richiesto la cancellazione dagli elenchi pubblici, saranno di nuovo bersaglio del marketing telefonico.

Sembra che, il provvedimento del Governo sia stato approvato per sostenere le imprese operanti nel settore del CRM, vista la crisi economica in atto, soprattutto per ridurre i tagli al personale. Sicuramente un’esigenza legittima e condivisibile che però non può ledere la privacy del cittadino.
Rischiamo soltanto di ritornare indietro nel tempo e di subire le telefonate selvagge dei venditori a qualsiasi ora del giorno e di perdere tutti i vantaggi che un corretto uso del CRM può dare alle imprese.

La “reputazione” sul web

Una identità virtuale sbagliata può incidere in modo significativo sulla reputazione di una persona, lo sa bene Michael Fertik.
E’ sua infatti l’idea di “ReputationDefender”, quella che lui stesso definisce una “Google insurance”, l’assicurazione via Google che consente, con solo 10 dollari al mese, di ripulire la propria immagine virtuale da elementi imbarazzanti lasciati in giro per inesperienza o inseriti da terzi intenzionati a danneggiarla.

Il successo dell’iniziativa è dovuto al fatto che, sotto i profilo giuridico, non ci si può difendere dai potenziali danni alla propria immagine. La legge in merito è decisamente arretrata e la velocità di sviluppo del web non aiuta certo a trovare soluzioni… anzi.

Otre al dolo c’è anche il phishing il rapimento dei profili.
Anche per questo pirataggio di identità sarebbe opportuna una soluzione, considerato tutto lo scouting che le aziende ora fanno su internet sarrebbe veramente un peccato perdere una proposta interessante di lavoro!

Marketing, chi paga la bolletta?

Andando dal Vecchio Mondo al Nuovo Mondo, l’uso di Sms e telefonate cambia.

In Europa il traffico telefonico si paga solo in uscita e il servizio dei messaggi è integrato con le telefonate.

Negli States le chiamate sono addebitate sia in uscita che in entrata ed i messaggi sono considerati un servizio aggiuntivo alla telefonata tanto da non essere utilizzabili ovunque indipendentemente della ricezione.

Anche la tutela della privacy è differente. Infatti le compagnie telefoniche americane, tra l’altro, vendono i dati dei propri clienti per campagne marketing via sms, come è avvenuto di recente per Verizon Wireless, azienda leader di infrastrutture telefoniche.

Verizon ha infatti comunicato che addizionerà, al costo normale di un messaggio di testo, un valore di 3 centesimi di dollaro per ogni messaggio promozionale. Per le aziende che puntano a raggiungere i loro clienti sul cellulare si tratta di una bella spesa!

Secondo l’analisi di E-marketer, la manovra potrebbe avere una “giustificazione” se considerata nell’ottica di non trasferire tutti i costi sul consumatore, ma di far pagare ai “marketers” il canale privilegiato di cui dispongono.

In Italia intanto il Garante della privacy condanna la promozione push, troppo “spinta”, e il cellulare rimane ancora un’oasi semiprotetta.

Siamo tutti Vipp!

  • Totò portiere in La banda degli onestiI messaggi pubblicitari sono troppo invasivi e generano un problema piuttosto fastidioso. Lo dice il garante della privacy con uno stop al marketing selvaggio e alle indesiderate telefonate promozionali. La soluzione? Essere vicini ai consumatori ma non invadenti, veicolare messaggi pubblicitari offrendo un servizio e non un disturbo.

    Il proximity marketing si pone questo obiettivo. L’ultima idea per raggiungere target estesi, in modo tempestivo e dettagliato, è Il VIPP, video informative proximity point: una postazione video posizionata al di sopra delle caselle postali che sostituisce il sistema del volantinaggio. Si tratta d’una specifica estensione al sistema del digital signage.

    Questo approccio sembra ideale in condomini e complessi residenziali, luoghi nei quali generalmente c’è difficoltà di comunicazione. In tali aree, con il Vipp si può raggiungere:

  • grande flessibilità e potenzialità di personalizzazione;
  • capillarità di diffusione pubblicitaria;
  • target al tempo stesso ampi e specifici;
  • velocità di aggiornamento dei i messaggi.

    In condominio l’advertising può apparire invasivo, ma in realtà porta con sé il reperimento di informazioni tempestive e dettagliate. I primi test italiano sono stati svolti, quasi segretamente, in due località umbre. Per gli esperti di marketing i risultati sono stati positivi certo il progetto deve ancora svilupparsi e attendere l’incontro decisivo…. con le portinaie italiane!

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.