La “reputazione” sul web

Una identità virtuale sbagliata può incidere in modo significativo sulla reputazione di una persona, lo sa bene Michael Fertik.
E’ sua infatti l’idea di “ReputationDefender”, quella che lui stesso definisce una “Google insurance”, l’assicurazione via Google che consente, con solo 10 dollari al mese, di ripulire la propria immagine virtuale da elementi imbarazzanti lasciati in giro per inesperienza o inseriti da terzi intenzionati a danneggiarla.

Il successo dell’iniziativa è dovuto al fatto che, sotto i profilo giuridico, non ci si può difendere dai potenziali danni alla propria immagine. La legge in merito è decisamente arretrata e la velocità di sviluppo del web non aiuta certo a trovare soluzioni… anzi.

Otre al dolo c’è anche il phishing il rapimento dei profili.
Anche per questo pirataggio di identità sarebbe opportuna una soluzione, considerato tutto lo scouting che le aziende ora fanno su internet sarrebbe veramente un peccato perdere una proposta interessante di lavoro!

Internet Explorer è in “crisi”

Il browser Microsoft, leader del mercato, sta perdendo posizioni e soprattutto la fiducia degli utenti.
Le ultime stime redatte da Net Applications lo indicano per la prima volta al di sotto del 70% di market share.

E’ risaputo che Internet Explorer è il browser più utilizzato sul web, non per particolari meriti o qualità, ma solo perché Microsoft lo fa trovare installato in tutti i PC con sistema operativo Windows.

Ultimamente però qualcosa è cambiato.
Mentre Explorer è rimasto lo stesso, con i suoi problemi di compatibilità con i nuovi standard, con la sua interfaccia “legnosa”, con la sua…lentezza, i concorrenti sono cresciuti e migliorati significativamente.

E’ online in 100 paesi la versione di prova del nuovo programma per la navigazione su internet, Google Chrome. Il software, gratuito, è stato sviluppato in ambiente open source, può quindi essere modificato con il contributo degli utenti, e i suoi punti di forza sono la velocità con cui carica le pagine web e la sicurezza di navigazione.
Insomma, Google ha sfidato Microsoft creando un anti-explorer.

Adesso aspettiamo che Linux riesca ad affermarsi sui desktop aziendali.

Ebay: anche i colossi piangono

La crisi finanziaria globale sta mettendo in difficoltà anche il colosso di aste online americano eBay.

La notizia ha fatto molto scalpore!

In tredici anni di vita, la casa d’aste ha sempre fatto registrare risultati positivi, contribuendo all’affermarsi dell’e-commerce nel mondo e diventando, a modo suo, sinonimo di shopping online.

Oltre alla crisi finanziaria generale che condiziona negativamente gli acquisti in rete, sono in molti a sostenere che anche gli aumenti delle tariffe imposte da eBay ai venditori abbiano il loro ruolo nell’andamento negativo del core business della società.
Non solo eBay deve fare i conti con la crisi, anche il sito finanziario wallstreet.com ha lanciato l’allarme deflazione per la pubblicità venduta online da Google.

In Italia, invece sembra accendersi una speranza, cresce il portale per annunci gratuiti online, kijiji.it, dove si mettono in vendita i regali non graditi. E’ di nuovo la parola gratis che vola in alto nella rete?

Google Black Power?

l'immagine è presa da http://gliving.tvIn un’America che a breve potrebbe tingere di nero la propria leadership, si registra il progressivo sbiadirsi di un’altra forma di nero, quella della schermata dei personal computer.
Oltre un anno fa c’era stato il tentativo di ridurre il consumo energetico tingendo di nero nientemeno che il volto di Google. Il suo classico color bianco, infatti, richiede un elevato consumo elettrico sui monitor.

La nuova veste, accattivante quanto gli abiti dello stesso colore, divenne di moda nel 2007 grazie al blog ecoIron. In nome dell’ecologia il suo autore, lo statunitense Mark Ontkush, pubblicò in home page i watt risparmiabili all’anno sull’intero territorio statunitense! In nero, ovviamente…
Il vantaggio non è di poco conto: secondo i calcoli riportati da Ontkush sulla base di dati forniti dal Dipartimento dell’energia Usa, la schermata nera riduce il dispendio energetico di 750MWh l’anno.

Poco tempo dopo l’idea fu monetizzata dall’australiana Heap Media con Blackle, una home page nera interposta tra l’utente e Google. Ancor oggi la pagina calcola e pubblica i watt “reali” risparmiati grazie allo stratagemma. Ovviamente il valore effettivo è molto difficile da valutare.

L’analisi svolta a suo tempo dal Dipartimento USA, rilanciata dal Wall Street Journal, oggi lascia più d’un dubbio. Se sembra ancora valida per i monitor CRT, non lo è per gli LCD, nei quali il vantaggio è ridotto. E in un mondo sempre più dominato dagli LCD, il Black Power sulle home page perde energia e significato.

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