Social Network equo e solidale

Spesso i Social Network sono ritenuti frivoli ed inconsistenti da chi li osserva dall’esterno, ma la realtà, può rivelarsi diversa.

Come il social network <<Cesviamo>>, lanciato dalla organizzazione umanitaria Cesvi, in cui ogni navigatore si trasforma in un vero e proprio fund raiser in grado di portare aiuto, sostegno e sviluppo dove c’è n’è più bisogno.

I principi di fondo sono quelli del fundraising 2.0: partecipazione e coinvolgimento degli utenti (engagement); viralità, perché la partecipazione trascina altra partecipazione. Il tutto viene facilitato dall’uso di widget, banner e strumenti di tell a friend; trasparenza con il donatore/scommettitore, attraverso la finalizzazione a campagne specifiche…

Ma questo commercio equo e solidale “prenderà piede”?

Alcune piccole community on-line sono un prezioso strumento di crescita personale e sociale, grazie alla condivisione di principi e di finalità costruttive fra gli utenti.
Sicuramente questo è un progetto che si propone di sfidare e innovare la cultura della solidarietà in Italia, ma in futuro, perché no, potrebbe essere anche un’idea per unire la promozione d’azienda con l’etica.

Ad Maiora e la community di Aqualandia

La community nasce per offrire ad ogni visitatore del parco la possibilità di caricare i loro filmati, lasciare commenti ed impressioni sulla giornata trascorsa e trovare informazioni e suggerimenti per scoprire le migliori attrazioni.

L’agenzia a cura del progetto è Ad Maiora di Mauro Lupi che spiega la natura di questa community come “…un ambiente digitale dove poi sono le persone che attraverso la loro partecipazione creano il valore in termini di awareness…”.

I risultati di questa operazione, secondo il direttore Marketing di Aqualandia, sono stati soddisfacenti: gli accessi sono cresciuti di oltre il 40% rispetto al 2007.

Al momento, risulta una community non moderata e limitata al solo periodo estivo.
Ma è questo l’obiettivo dell’azienda?

Forse da un Company Generated Content ci aspettiamo di più…

Arriva la carica dei “Nati digitali”

Utilizzano il 2.0, comunicano attraverso instant messanger, blog, wiki e webcam; nel tempo libero giocano ai videogame multiplayer, si creano una pagina su myspace e partecipano ai forum tematici.

Per i nativi digitali la rete è il primo passo, il mezzo che permettere di ottenere tutto col minimo sforzo. Il nativo è sempre online: “non usa la rete ma è la rete”.

In questo boom le aziende partecipano al gioco, soprattutto contano su internet per arrivare direttamente ai propri stakeholder.

Per questo si è diffusa la moda di “coinvolgere” il pubblico, l’obiettivo è l’Engagment. Per esempio attraverso la “generosa” offerta di pubblicare gratuitamente sul proprio sito, i materiali della community.
Resta da capire se questa bramosia di contenuti dal “basso” è una necessità, in quanto la sola pubblicità tradizionale non è più sufficiente, o se questo tipo di advertising sia un’astuta mossa per coinvolgere gli utenti risparmiando sui costi.
In questo contesto le aziende possono creare un blog aziendale per umanizzare il proprio rapporto con l’esterno e sviluppare una comunicazione che non sia più solo pubblicitaria e persuasiva.
Agli user-generated content, quindi, le aziende rispondono con i company-generated content.

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